Il vademecum dei cartoni

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Ecco un agile vademecum per chi si approccia alla genitorialità e sarà presto vittima di migliaia di ore di cartoni animati.
Zig & Sharko: capolavoro assoluto.
44 gatti: male assoluto.
Ladybug: un cartone un perché grande così, intrigante come una granita al tamarindo senza tamarindo.
Paw Patrol: piace solo ai figli dei Vogon.
Alvin: se siete masochisti.
Masha e Orso: stacce!!
PJ Masks: vedrai ogni puntata sperando che muoiano tra indicibili sofferenze.
Molang: psichedelico.
Winx: ma è uno spin-off di Hellraiser?
Daniel Tiger: non me la conta giusta, da grande spaccia.
Bing: distopia crepuscolare in cui i bimbi vivono da soli con un doudou parlante.
Peppa pig: quando va in onda Peppa nessuno può sentirti urlare.
Pocoyo: viaggio allucinante, fratelli marziani top!
Simone: molto bello, ma in una puntata traducono doudou con “fazzoletto”, doppiatori sovranisti.
Curioso come George: nel lungometraggio era una scimmietta normal-tenerissima, nella serie TV sa guidare la astronavi, boh…
Floopaloo: se hai sprecato tredici ore della tua vita per The Defenders della Marvel non lamentarti adesso per Floopaloo.
Topo Tip: 666!!1!!!!11!!
Trulli tales: superata l’incredulità, lo seguirai con trasporto, sospinto dalla fede per la focaccia.
Teen Titans go: yeah.
Shaun vita da pecora: più figo e sorprendente del 90% del cinema d’autore che i sensi di colpa ti hanno obbligato a subire per una vita simulando rapimento estetico.
Siamo solo orsi: top del top del top!
Pingu: the king!!

Il dottor Thomas non è in sede

il dottor thomas
Il dottor Thomas non è in sede.
Arriva una sanzione per tasse non pagate, la leggo e senza essere laureato in balzelli & tributi mi accorgo che è clamorosamente sbagliata.
Qui comincia l’odissea.
Faccio una fila allo sportello e mi dicono che è vero, è un errore, ma per risolvere devo provare con il sottoufficio xy.
Al sottoufficio xy concludono che è vero, è un errore, e fanno un summit coinvolgendo anche amici e parenti, poi mi dirottano da un’altra parte e faccio un’altra fila all’ufficio xy2.
Dopo un po’ di file agli sportelli, la conclusione è sempre la stessa: è vero, è un errore, ma un errore burocratico quasi metafisico per la cui soluzione ci vorrebbero Aleister Crowley, Turing, Champollion e Van Helsing. Continua a leggere

Cinque libri importanti che tutti dicono di conoscere, ma che nessuno è riuscito a finire evitando sofferenze inenarrabili

post non so che

Ci sono libri belli, libri bellini e libri bellissimi, libri commoventi, libri appassionanti, libri istruttivi, libri illuminanti, libri brutti, libri bruttini e libri bruttissimi. E poi ci sono i libri “importanti”, quelli che dobbiamo leggere per non fare la figura dei fessi e dobbiamo pure farci piacere. Ma siccome farsi piacere qualcosa per forza può essere complicato, meglio dire che quel qualcosa è “importante”. Cioè, lo sappiamo benissimo che dire “è un libro importante” è come quando diciamo di qualcuno “è un tipo”, ma così è la vita. È una cosa fatta di apericene, film d’autore e libri così illeggibili che al solo pensiero ci si ghiaccia il sangue nelle vene, perché ciò che conta è preservare le apparenze e arrendersi al masochismo culturale. Ecco cinque libri importanti, veramente importanti, cinque opere-cilicio che tutti dicono di conoscere, ma che secondo me quasi nessuno è riuscito a finire evitando sofferenze inenarrabili. Continua a leggere

Il dream team

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Il dream team: Donald Trump; Vladimir Putin; Jair Bolsonaro; Boris Johnson; Marine Le Pen; Kim Jong-un; Viktor Orbán; Jarosław Kaczyński; Matteo Salvini; Nigel Farage; Rodrigo Duterte.
Allenatore: Sheev Palpatine

Spaccato popolare

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Spaccato popolare aretuseo: un signore in pinocchietti, canotta con serigrafia di Salvini e zoccoli esce da una sala scommesse, la sigaretta tra i denti, e scruta l’orizzonte; poi dice “maletetto sintako, ci stanno facento morire e ci rubbbano il lavoro”, butta la cicca sul marciapiede, straccia la “bolletta” perdente con cui ha dilapidato il suo reddito di cittadinanza, butta per terra anche la ricevuta della scommessa, sale sulla moto senza casco e assicurazione e strombazzando va incontro al ventunesimo secolo.

Fine della storia, Giovanni Verga 2.0.

Il libro indie in dieci punti – manifesto per un’estate di letture prive di sensi di colpa

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Che caldo, che sole, spariamoci una granita, ragazzi, e anche il buon vecchio manifesto per un’estate di letture prive di sensi di colpa (che era già uscito tempo fa su Senzaudio):

Il libro indie è alla moda, non è importante leggerlo o leggerlo tutto, ma sfoggiarlo.

Il libro indie rifiuta le virgolette dei dialoghi, che fanno troppo “libro di genere”, e pazienza se così facendo a volte non si capisce un cacchio di quello che stiamo leggendo.

Il libro indie può essere molte cose, un concept, un must, uno status, un cilicio, molto difficilmente però è un romanzo con un inizio, uno svolgimento e una fine.

Il libro indie, anzi, se ha un finale non è più indie.

Il libro indie a volte il finale te lo rivela a metà.

Il libro indie può essere scritto in prima, seconda, quarta, quinta, sesta, settima, decima, trentesima persona, non ha importanza, basta che non sia scritto in terza persona, che fa così cheap.

Il libro indie è intimo, urgente, necessario. Come un pannolone.

Il libro indie spesso è un libro “de problemi” che vuole salvare il mondo e redimerci tutti.

Il libro indie non è divertente, perché divertirsi con un libro è out.

Il libro indie infine è transustanziale: quando il suo autore diventa famoso e pubblica con una grande casa editrice, all’improvviso i suoi libri – anche se il contenuto è rimasto lo stesso – non sono più indie.