Paura e delirio a Siracusa III: 2020 i sopravvissuti

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“Ma sì”, il geometra Forzisi era raggiante, “coraggio, ragioniere, la movida è la nuova moda. Anzi, la covida, come la chiama qualcuno…”
“La… covi…?”
“Covida, movida… quel che è. Lo fanno tutti… Non possiamo esimerci. Coraggio, è venerdì sera, buttiamoci anche noi in mezzo alla folla, per una volta. Tanto ormai si può fare. È libera tutti”.
“E sia…”, il ragionier Spinoccia, come il novantanove per cento dei suoi concittadini non metteva piede nell’isolotto di Ortigia, centro storico di Siracusa, da quando era ancora possibile parcheggiare sulla scalinata del Duomo e nei cinema si poteva fumare. Ma gli pareva brutto rifiutare l’invito del collega. Continua a leggere

Tramonto occidentale (con mascherina)

tramonto occicdentale

Tornerà la moda di Sanremo

Torneremo a vivere come dei tuttologi

Morgan era un cantautore

Scrisse molte lettere a Bugo

Ed io mi sento un po’ in lockdown e non scrivo nemmeno su twitter

Non ho voglia di leggere Il colibrì,

Solo di andare avanti e indietro sulla schermata di Facebook

E il piacere di una mascherina per il gusto del mio alito, non ce n’è covìddi.

Tornerà la moda sedentaria della champions League e delle sale bingo

Ia ministra sa che la scuola è in crisi, da più generazioni

Per mancanza di banchi

Ed io che sono in cassa integrazione non riesco; per piazzare una scommessa ci vuole anche uno stipendio

Mi piace osservare i miei concittadini specie nei giorni dell’aperitivo

Con la mascherina al gomito all’uscita di Zara

E mi diverte il piacere di un apericena per il gusto della pizzetta del giorno prima…

(e che il Maestro Battiato mi perdoni)

Paura e delirio a Siracusa 2: runner games

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– Nonno, mi racconti una storia?

– Sì, ma tu finisci la cena… Per favore se no poi chi la sente mamma”.

– Va bene.

– Bravo bambino, mangia, mangia… allora, quando l’epidemia finì, cominciarono infinite discussioni su quando si sarebbe dovuto dichiarare ufficialmente che fosse finita. Alla fine la spuntò lo schieramento realpessimista, che godeva dei favori del pubblico da casa, e fu deciso che si sarebbe dichiarata la fine dell’emergenza quando in tutti i paesi del mondo, non uno escluso, non ci sarebbe più stato nessun caso di coronavirus. ʽSì, ma gli asintomatici? ʼ, domandò un politico insoddisfatto, già fautore dell’obbligo di mascherina per i neonati in sala parto e del salto del cerchio di fuoco per disinfettare le vie respiratorie prima di entrare nei luoghi pubblici.

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Ci sono molte più cose in una bancarella che nella social fuffa sul premio Strega


Come ogni anno, il vincitore del premio Strega è oggetto di un fuoco incrociato nel nome della Grande Arte Immortale. Quest’anno è toccato al pur bravo Sandro Veronesi, e al suo romanzo Il colibrì, rei di diffondere un certo gusto altoborghese decadente. Mi verrebbe da dire che la Grande Arte Immortale non abbia ancora deciso cosa vuole fare da grande. Cerca giustappunto l’immortalità o vuole il successo? Fatto sta che vedere tutti questi scrittori che vendono meno di cinquemila copie battersi il petto e sacramentare, al di là di qualunque sana discussione sulle storture del nostro sistema editoriale, ci regala sempre un amaro retrogusto. E cioè che le polemiche celino a malapena un ego debordante, ansioso e invidioso di successi e premi strega streghetta e streghina. Agli scrittori che nel nome della Grande Arte Immortale stanno infiammando i social, suggerisco di farsi un bel bagno. Ai lettori, di lasciar perdere certe letture egoesagitate. Ci sono molte più cose in una bancarella che negli scaffali di certi sapientoni. Per esempio potreste trovare una copia de Il lungo meriggio della terra di Brian Aldiss, un romanzo che potrebbe davvero deliziarci in questi tempi in salsa covid con rigurgiti narcisisti.

 

Più a sud di Tunisi 2020


“Ma voi potreste suonare un notturno su un flauto di grondaie?”, scriveva uno dei poeti più famosi di tutti i tempi. Io di sicuro non sarei in grado di farlo. Forse Roberto Baggio, potrebbe, e come lui davvero pochi altri. Nonostante questo, poiché la carne è debole, sono estremamente felice di aver ricevuto il premio Più a Sud di Tunisi 2020, nella categoria calcio e narrativa, grazie alla mia raccolta di racconti Santi, poeti e commissari tecnici, pubblicata da Miraggi Edizioni. Ci sono di sicuro libri più belli, in giro, scrittori più abili, ma è andata così e – perdonatemi – gongolo. Ringrazio lo scrittore e giornalista Sergio Taccone e tutta la giuria del premio per aver apprezzato il mio lavoro, la casa editrice per averci creduto e tutti quelli che lo hanno letto o lo leggeranno. È un onore, per me e le mie storie, aver passato del tempo con voi. Ci rivediamo ad agosto a Portopalo per la premiazione, già già, quel luogo che vedete nella foto, un luogo del cuore, meraviglia di Sicilia.

Paura e delirio a Siracusa: gli assistenti volontari civici

Gli assistenti volontari civici a Siracusa, una nave di Teseo, questo è il titolo delle giornate di studi che il prestigioso istituto di ricerca svedese Dora Venter ha organizzato per ricostruire gli accadimenti avvenuti nella ridente località balneare, già regina del Mediterraneo, subito dopo l’introduzione di queste figure. Un po’ bagnini, un po’ vigili urbani, un po’ assistenti sociali, un po’ guru, amici dei bambini, degli animali e degli anziani, un po’ spazzini, un po’ consulenti tributari, un po’ pirati, un po’ ribelli, ma con un cuore così, gli assistenti volontari civici di servizio a Siracusa.

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Uno strappo alla regola

Nel quindicesimo episodio della prima serie di Star Trek Voyager, Uno strappo alla regola, un virus sconosciuto attacca i circuiti bioelettronici dell’astronave. Dopo svariate peripezie, il robodottore decide di surriscaldare i circuiti per liberarsi del virus e salva la buccia a tutti quanti.
Fortunatamente gran parte dell’equipaggio era stato eliminato all’inizio della serie, altrimenti il virologo di bordo avrebbe tuonato contro la pseudoscienza dei clinici e avrebbe preteso che prima di poter decidere se il caldo nuoce o meno al virus si sarebbero dovute prendere almeno cento astronavi della flotta stellare, infettarle tutte, surriscaldarne cinquanta e vedere l’effetto che fa. Poi si sarebbero dovuti comparare i risultati dei diversi approcci e scriverci un “paper” da sottoporre a peer review e infine, solo in caso di esito positivo, si sarebbe potuto pubblicare lo studio e quindi procedere a salvare la nave e il suo equipaggio.

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Il virus del nichilismo

long live

Per la serie ho un macigno nella scarpa: il virus arretra, forse per il caldo e forse perché si è attenuato. Lo suggerisce, tra gli altri, il professor Guido Silvestri, che non è certo l’ultimo arrivato. Ma in questi giorni le teste di cippo dogmatiche che secondo me andrebbero equiparate agli antivaccinisti sciechimicari hanno spesso tuonato contro la pseudoscienza dei clinici, colpevoli di diffondere dati venati di ottimismo. Appare chiaro che in questi soggetti, affetti non da coronavirus ma da nichilismo, l’istinto di morte impediva di cogliere i segnali di miglioramento. Il nulla che hanno dentro di loro avrebbe dovuto annullare anche la realtà, era la loro grande occasione. Be’, per ora, cari nichilisti, dovrete accontentarvi soltanto di una terribile epidemia che ci ha messo in ginocchio, la fine del mondo è stata rimandata.
Insomma, tutti voi che avete tuonato contro la pseudoscienza dei clinici dall’alto delle vostre lauree scientifiche dei pignateddi, fareste meglio a farne coriandoli e cercarvi un altro lavoro, mi sa che la scienza non fa per voi (ho idea che vi serva invece uno psicologo).

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Il fattore C

I nichilisti del worst case scenario impazzano da mesi sul web, in TV e sui giornali. Indisponenti nella loro sicumera, sempre pronti a sacrificare qualunque accenno di ottimismo sull’altare di numeri detti a cazzo (come per la leggendaria minchiata della carica dei 150.000), hanno straziato la pazienza e le speranze di quelli che stavano a casa, usavano la mascherina, si affidavano ai “sapienti”. Ma dopo la passeggiata che ho fatto ieri a Siracusa e dopo aver parlato con un po’ di persone che abitano in altre zone della città, capisco che in effetti i vituperati sapientoni non erano virologi, ma antropologi sotto mentite spoglie. Gente che ha capito tutto della natura umana. O quanto meno del siracusano medio. Il tappo è saltato come da una bottiglia troppo a lungo compressa e sbatacchiata. E se ci pensiamo è pure comprensibile. Per la prima volta dall’inizio della quarantena ho visto la gente infoiata, esaltata, con gli occhi della tigre, pronta a tutto pur di farsi un caffè espresso-percolato al bar, un arancino col kitekat o una pizzetta al sapor di pneumatico. Nessuno rispettava le più elementari misure di sicurezza. Tutti in strada a sputarsi in faccia, senza mascherina.
Speriamo di non fare la fine di Dorando Petri e che il fattore C continui ad assisterci.

Buona domenica a tutti tranne…

È vero, in Italia stiamo correndo troppo. Forse dovremmo stare ancora a casa. Lo penso anch’io che Confindustria, per lo meno in Lombardia, non ce l’ha raccontata giusta, per non parlare di certi politici travolti dalla loro incapacità. L’epidemia non è ancora finita, per quanto i numeri al Sud siano molto incoraggianti. Però secondo me non vi è chiaro che se dovremo stare ancora in casa e prolungare lo stillicidio, tra poco i dipendenti pubblici dovranno versare un contributo di solidarietà dal loro stipendio, per quanto magro e sudato esso sia. Altrimenti gli altri dovranno mangiarsi la suola delle scarpe.
Vuoi vedere che adesso cambiate tutti idea?

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