I radical chic esistono davvero

“È un bel direttore. Un santo! Un apostolo!!”

Ora che è passato un po’ di tempo, penso che a mente fredda sia possibile trarre qualche conclusione da una vicenda un po’ imbarazzante, di cui hanno parlato tutti, ma – a mio immodesto avviso – senza metterne a fuoco uno degli aspetti più fantozziani. Allora, ricapitoliano, per chi se la fosse persa questa è la storia: Corrado Augias prende una cantonata enorme, che se fosse successa a un giornalista di primo pelo gli sarebbe costata il posto. Augias scambia una mail di phishing per una mail originale di Enel e ci scrive su un articolo pigliandosela con la stessa Enel e le sue comunicazioni sgrammaticate. Ma la cosa più pazzesca non è l’errore in sé, che pure è ciclopico e abbacinante. La cosa più incredibile è che la redazione ha fatto passare il pezzo o perché non lo ha letto, quindi non c’è nessun controllo su quello che si pubblica, o perché alcuni nomi sono “sacri”. Pensate per un attimo, cosa sarebbe successo a uno stagista che commette un errore di questo tipo? Come minimo sarebbe stato crocifisso in sala mensa. Insomma, l’Italia è sempre lo stesso paesello corporativo raccontato da quel genio di Paolo Villaggio, in cui se sei dentro puoi fare quello che vuoi e nessuno ti dirà mai niente; e se sei rimasto fuori non avrai mai una chance, perché tutte le risorse sono appannaggio esclusivo degli eletti.

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L’alba dei libri impegnati

“Vorrei qualcosa da leggere per un ragazzo di sedici anni…”
“Mmh… Che ne dice di questo romanzo di Stephen King?”
“No, no, per favore, deve essere un romanzo impegnato”.
Mi domando quante migliaia di giovani lettori immoliamo ogni anno sull’altare dei libri impegnati.

Spazio-tempo

Nell’universo parallelo in cui sono nato questi tre sarebbero diventati le mascotte del condominio. Ci sarebbe stata la fila per dargli da mangiare e da bere. Nella realtà in cui sono finito dopo aver preso uno strano bivio spaziotemporale, invece, la colonia felina all’interno del mio condominio langue nell’indifferenza delle centinaia di persone che vivono insieme a me in quest’enorme caseggiato; ed è già tanto che qualcuno non abbia pensato di “risolvere il problema” avvelenandoli.

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Santi poeti e premi letterari

Ed eccola qua, alfine, la lupa in adamantio smaltato da settanta chili del CONI è arrivata. A parte gli scherzi, e il lavoro necessario per rinforzare gli scaffali, sono estremamente contento che il mio libro Santi, poeti e commissari tecnici abbia ricevuto la “segnalazione particolare” al concorso letterario di narrativa sportiva del CONI, edizione 2020.

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La bolla di Natale

Esiste una bolla letteraria dell’internet e una bolla letteraria dei giornali, fatte di persone che si parlano l’un l’altra raccontandosi di libri “imperdibili” firmati dai loro amici o utili per sentirsi superiori, in qualche modo più sicuri di sé, cioè, vere e proprie coperte di Linus. Un’intera industria culturale, con indotto social, tutta tesa a parlare dei libri che nessuno legge. Che nessuno sano di mente regalerebbe a un amico. E che nessuno vorrebbe ricevere come regalo. Poi arriva Natale, in libreria vendi una tonnellata di libri in pochi giorni e tra questi la stragrande maggioranza sono gialli e libri fantasy.

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E tu cosa regali a Natale?

“Cosa potremmo regalare a un ragazzo di sedici anni?”
“Che ne dice di un libro di fantascienza o fantasy o per esempio un bel romanzo di Stephen King?”
“Ma veramente volevamo regalare un libro importante, qualcosa che rimane…”

Accade tutti gli anni per Natale, anche più volte al giorno (e non solo a Natale, in verità); e per ogni cliente che come oggi mi ringrazia perché non aveva pensato a Stephen King e la trova un’idea adeguata, la stragrande maggioranza ti guarda scioccata e financo scandalizzata, perché al ragazzo volevano regalare un libro “importante”, con i “contenuti”.

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Corri ragazzo laggiù

Qualche anno fa, in un periodo abbastanza disperato e sconclusionato della mia esistenza, passavo la giornata ripartendola equamente tra la scrittura di curriculum che avrei poi inviato a ditte e imprese e negozi (ero disoccupato) e la scrittura di romanzi e racconti che avrei poi inviato a case editrici e riviste (coltivavo il sogno di fare lo scrittore).
L’invio di curriculum, centinaia e centinaia, non è mai servito a un cazzo, perché al Sud nel settore privato la scelta del personale avviene al 100% tramite raccomandazione e la mia famiglia non disponeva di entrature di nessun tipo.

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El Diego

Uno ci prova a non dire niente a sottrarsi a stare in silenzio a evitare la sindrome trendy topic, ma questa volta, proprio, mi è impossibile. Non lo so se Diego Armando Maradona è stato davvero il più grande, di sicuro è stato epico. I suoi due scudetti più coppa UEFA col Napoli equivalgono ad almeno trenta scudetti della juve. Il suo mondiale vinto praticamente da solo a tutte le coppe dei campioni vinte da Messi e Ronaldo, e con squadre fortissime, per altro. I suoi due gol contro l’Inghilterra, infine, quello di mano e quello di piede, li ho visti fare solo nei campetti, nei parchi, durante gite e feste, quando i grandi giocano con i bambini. Solo che con Maradona funzionava al contrario, era lui il bambino e si prendeva gioco dei grandi.
E questa è.

Cosa vuoi fare da grande? Dire la verità

cosa vuoi fare da grande

Esattamente sette anni fa, per Del Vecchio Editore usciva Cosa vuoi fare da grande, un romanzo la cui storia editoriale abbastanza complessa sarebbe stata compensata dagli apprezzamenti di chi l’ha letto e – anche – dalle recensioni, per tacere della copertina di quel grande artista che è Maurizio Ceccato. Parte del libro l’ho scritta con un signore, il cui nome rimarrà per sempre in copertina, ma il cui contributo effettivo si limita a poche decine di pagine. Premesso che il suo apporto non è stato vano (artisticamente), perché quel signore era dotato di un certo talentaccio, purtroppo l’esperienza è stata avvelenata da un narcisismo cieco, bieco e violentissimo. E quando quel signore arrivò a sospettare che io in qualche modo avessi forzato la mano ai giornalisti perché nel loro articoli e post scrivessero il mio nome prima del suo (!!), decisi che la misura era colma e i nostri rapporti si interruppero bruscamente. Non era più una questione letteraria, ma psichiatrica. Lo so che sembra incredibile, che una cosa del genere con ogni probabilità non l’avete mai sentita, ma è andata così. Il mondo degli artisti e soprattutto degli aspiranti artisti è pieno di gente che pensa di essere il centro dell’universo. Continua a leggere

Due clienti

Poco tempo fa, in libreria, due clienti diversi, uno dopo l’altro. Il primo cerca un autore americano pubblicato da Einaudi un secolo fa, non lo trova e senza ordinarlo (o nemmeno provare a cercare qualcos’altro) chiosa a denti stretti con un “in questa libreria non c’è un…”

Il secondo passa mezz’ora tra gli scaffali, tira fuori due-tre libri che poi compra e conclude con un festoso “in questa libreria c’è un sacco di roba!!”

Forse dovremmo fare tesoro di quest’aneddoto anche quando parliamo di coronavirus. Oltre che di calcio, politica, terrorismo internazionale, politiche migratorie, fisica nucleare, scienza delle finanze, giustizia costituzionale, urbanistica e allunaggio. Sempre che non riusciamo a starci zitti, ovviamente, magari perché stiamo leggendo un bel libro.