Il cemento è una cagata pazzesca

Dalle Orazioni vespertine di Darth Vader, santo patrono onorario di Siracusa.

 

darth siracusaSiracusa è la città più chic dell’universo, di sicuro la più cool. Occupa una posizione importante a misura delle importanti persone che la visitano, ed è bellissima da qualsiasi direzione vi si arrivi, sia per terra con un suv sia per mare con uno yacht. Possiede due giga-porti turistici costruiti sul mare in un mare di cemento, e numerosi sono i centri commerciali, ricchi di paccottiglia e di specchietti per le allodole, che garantiscono degna enfasi allo shopping compulsivo degli iniziati. La parte della città chiamata Club Privè, l’isola di Ortigia, è dotata di un megaponte a pedaggio di cristallo e diamanti che conduce alla reggia comunale, ora abitata dai sindaci sognatori, e ai templi a cinque stelle dove gli aristovip e i sommi maneggioni cantano un karaoke di odi al profitto. Il resto della città, occupato dalla plebaglia, è stato separato dal Club Privé grazie a un muro a secco elettrificato eretto con i soldi dei contribuenti.
Il club ortigiano è noto come l’isola della grande quiete. Niente accade in esso che possa disturbare il sonno dei vip. Il nulla regna e riempie del suo fatuo fascino i labirinti nei centri commerciali, le cambuse dei centomila ristoranti cangianti, le elusive piste da ballo delle discoteche più esclusive, i solenni saloni degli indorati hotel. Musica, arte, bellezza si aggirano come spettri per le mute vie di O
rtigia, ma trovano porte sbarrate, nessuno che dia loro asilo. Perché a Siracusa non c’è spazio per i fannulloni, perché noi che sappiamo come va il mondo qui abbiamo costruito il futuro.
Ed è un futuro di cemento.

 

Nota: ho scritto questo “lucido” micro-racconto secoli fa, come contributo alla manifestazione siracusana Chiamata alle Arti, e ora lo piazzo on line.

 

 

Prendo i soldi e scappo editore

Creature From the Black Lagoon

“Scusi, ma volevo sapere quante copie ha venduto il mio libro pubblicato a pagamento con Trottolino-prendo-i-soldi-e-scappo editore che vi avevo portato sei mesi fa e siccome passavo per caso no sa volevo sapere quindi se per caso era finito quante copie ha venduto”.
“Zero”.
“Quante?”
“Zero copie”.
“Ah, ok, buonasera”.
“Buonasera”.

L’autore di m.

pasolini zombi disegno di lorenzo pasqua

E poi c’è l’autore (o autrice) di m. L’autore di m. entra in libreria a gamba tesa sui volumi sfigati pubblicati a pagamento, quelli che il libraio, imbarazzato, ha cercato di relegare in un angolo. L’autore di m. a volte è stato qualcuno, tipo sovrintendente allo schiffariamento e all’improvvisazione della regione sicilia, e l’antico potere, unito al fatto che ha studiato al liceo classico Gargallo, lo convincono di possedere l’aura del grande intellettuale. L’autore di m. salta perciò a piè pari la narrativa così come Cristiano Ronaldo semina gli avversari sulla fascia. Li guarda dall’alto in basso, quegli scrittori tradotti e osannati in mezzo mondo tranne che nella sua città. Li compatisce, quei poveracci dediti alla bieca commercializzazione della cultura con le loro operette di finzione. Se provocato, l’autore di m. risponde “leggo solo classici” oppure addirittura, in quei giorni in cui questa grottesca grandeur lo possiede di brutto, “non amo i romanzi, preferisco la realtà”. Ma l’autore di m. non ha mai comprato un libro della biblioteca scientifica Adelphi, di cui ignora l’esistenza. L’autore di m. sembra essere interessato solo a libri di rilevanza condominiale pubblicati a pagamento, robe come La storia del premio Tiche, Ortigia, lo scrigno dorato, Va’ dove ti porta via Piave.
Sembra interessato, però. Perché dopo aver dato un occhio agli altri libri di m. che il libraio ha relegato in un angolo, si volta con gli occhi stretti stretti e gli chiede: “E il mio, il mio come sta andando?”
Questo è il suo unico scopo, la sua ragione di vita. Il resto dell’universo, per lui, è reale come uno scudetto del Cesena.
Ed è sempre uno spettacolo orrendo vedere la sua faccia che si sgretola quando il libraio, messo alle strette, è costretto a rispondergli: “Non abbiamo venduto una copia”.

 

La muta stagionale, da uomo della strada a critico teatrale

trash

Si avvicinano le rappresentazioni classiche e il siracusano fa la muta stagionale e si prepara ad assistere e giudicare severamente gli spettacoli con cipiglio da critico. Fino a pochi giorni dalla prima ha disertato i cinema, anche i film della Marvel gli risultano drammaturgicamente troppo complessi, con tutti quei personaggi e la sovrabbondanza di dialoghi filosofici. Ha evitato come la peste qualsiasi evento musicale che non appartenesse al genere neo-melodico o pseudo-talent show. Si è dedicato all’ascolto di cover band assassine. Non è mai andato alla presentazione di un libro e se ci è andato perché lo scrittore era davvero famoso, ma molto famoso, si è portato il libro da casa per farselo autografare, quello in edizione ultra-economica da edicola, come Filini con la Brunella Ballor all’Ippopotamo rosa. Se è entrato in libreria mosso da qualche istinto ancestrale ha detto al commesso che stava cercando un libro, ma non ricorda né il titolo né l’autore. E quando il commesso gli ha chiesto se si tratta di un romanzo o un saggio ha fatto una faccia perplessa e ha risposto “no, ho detto che un libro cerco”. Ha trascorso l’invernata parlando della Juve, della chension lig, di fuorigioco dubbi o di andare a bombardare i “niuri”, sacramentando contro i “profuchi” che ci rubano il lavoro agli ortigiani. Ma quando arriva la primavera e le porte dell’estate stanno per spalancarsi, quando la città pullula di turisti in pantaloncini e ciabatte, quando l’aria si fa pregna di cultura e le antiche storie risuonano e rivivono per ogni dove, il siracusano medio si trasforma nel più severo, preparato, temibile, tremendo, saccente critico teatrale del mondo.

 

Rosicolandia

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Pochi giorni fa Il Leicester ha vinto il campionato inglese contro ogni pronostico e previsione realizzando un’impresa sportiva dal sapore epico e nel giro di poche ore, praticamente la stessa notte, internet ci ha regalato post e articoli di giornali e giornaletti firmati da saccenti bastian contrari che facevano pelo e contropelo alla retorica e alle emozioni.
Il punto non è “quella del Leicester non è una vera favola”, il punto non è “basta retorica”, il punto non è “il proprietario del Leicester è ricco”, il punto è che ci sono persone bieche, tristi, ossessionate e meste. Persone che non riconoscerebbero una favola neanche se andassero a sbattere contro la pignatta d’oro alla fine dell’arcobaleno fracassandosi il grugno che la natura matrigna e beffarda ha donato loro.

L’ultimo anello della catena

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Qualche tempo fa, ispirato da una serie di eventi che non sono mai accaduti nel nostro mondo perfetto, ma che potrebbero accadere in una delle dimensioni parallele del multiverso, ho scritto un fanta-reportage da un centro di accoglienza e per motivi che mi sfuggono la pur prestigiosa rivista Doppiozero, la bellissima & imperdibile pagina web nonché ormai vera e propria casa editrice e fucina di menti decisamente migliori della mia, ha deciso di pubblicarlo. Bontà loro.
Se siete curiosi potete leggere il mio fantareportage direttamente su Doppiozero, ma per vostra comodità, e sperando che prima o poi darete comunque un occhio alle pagine di Doppiozero (pne vale la pena), lo riporto pure qua. Buona lettura, o generosi pazienti, meravigliosi amici. 

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