Noi siamo i super robot

“Fermati, Gianni”, ordinò il professor avvocato Onorevole Elio Sofferti al suo autista. “Fermati, ho detto”.
“Subito, Onorevole”.
Elio si fiondò in strada, lasciando Gianni alle prese con un concerto di clacson e con automobilisti pronti a tutto pur di percorrere altri dieci centimetri.
Il prof si chinò su di un cumulo di rifiuti. Sotto un paio di sacchetti puzzolenti si nascondeva l’oggetto che aveva intravisto dalla carreggiata: un amplificatore tutto rotto dal quale recuperò due valvole color rame. Si ricatapultò in macchina con il bottino in mano e cominciò a spolverarlo con le falde della sua giacca senza neanche degnarsi di rispondere ad alcune telefonate di vicecapitani d’industria, sotto-aiuti segretari e riepilogatori d’impegni di onorevoli, senatori e messi regionali. Solo un comando all’autista: “Andiamo”, e un mezzo sorriso alle valvole, anzi, la smorfia concentrata dei bambini quando defecano o giocano solitari, noncuranti del mondo.

[Questo racconto continua su Carmilla on line, ed era stato già pubblicato, in una sua precedente stesura, su Nuova Prosa n. 38, Greco & Greco Editori,  2003]

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