Maneggiare con cura

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Maneggiare con cura. Non agitare prima dell’uso. Leggere attentamente le avvertenze. Questo ho pensato durante la lettura di 12:47, strage in fabbrica, quarto romanzo di Saverio Fattori, gran scrittore e buon amico, pubblicato a qualche anno di distanza dall’ultimo, intitolato Acido lattico. Il fatto è che ormai non c’è giorno senza che qualcuno si faccia saltare in aria senza aver prima evitato di farne saltare in aria con lui quanti più gli era possibile e quanti più innocenti gli era possibile. Il cupo culto della morte e dell’omicidio-suicidio, il nostro quotidiano, irrefrenabile stragismo psico-politico complottar-contemporaneo, pongono perciò qualche ipoteca sui contenuti di quest’opera, che rischia di esser un po’ meno gradevole, che so, di una chiacchierata a quattr’occhi con un imperatore Palpatine afflitto da acidità di stomaco e in procinto di dare il via libera alla Morte Nera. 12:47, strage in fabbrica se è infatti una storia magistralmente congegnata da uno scrittore in ottima forma, è pure la storia di un delirio individuale e collettivo talmente vivido da essere quasi nauseante. Del delirio di uno – l’operaio deluso – e del delirio di tutti – l’organizzazione industriale che genera paranoia e sofferenze assortite, la buona, vecchia alienazione. Tutta roba che, ci si può scommettere, non promette per niente bene, ve lo posso assicurare. Insomma, leggetelo con attenzione, quest’incubo aziendale che Saverio Fattori ci ha raccontato con durezza, lucidità e ispiratissima penna, ma se farete brutti sogni o se vi sentirete sottilmente turbati, ecco, non ditemi che non vi avevo avvertiti.

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