La scrittura è una scienza esatta come il wrestling

 Tiger Mask

Qualche giorno fa, Veronica Tomassini, cara amica e grande scrittrice, ha pubblicato sul suo blog questo mio pezzo scostumato sull’editoria la vita l’universo il wrestling e tutto quanto. E adesso, per la vostra incontenibile gioia, lo pubblico pure dalle mie parti:

Dispensare consigli è affare problematico. In ambito letterario, micidiale. Basta poco per trasformare un compagno di birrette in un vampiro che mai più vedrà la luce del giorno. In un golem animato dalla parola “pubblicazione” che passerà il resto dei suoi giorni a leggere ultramodernisti o neopseudorealisti e il cui tasso metabolico di tristezza sarà quanto meno pari alla rabbia montante in un Bruce Banner costretto ad assistere a una conferenza di Renato Brunetta. Il punto è che la scrittura è una scienza esatta come il wrestling.
Si tratta di saper fare, cioè, le mosse giuste, ma c’è sempre il rischio di ricevere una sediata sulla schiena. Quando scrissi il mio primo racconto ci vomitai sopra. Davvero, quella microscopica cacatina era lontana anni luce dai racconti di Kafka che divoravo ben sicuro di emulare e superare il maestro. Invece il mio primo, inedito e cestinato romanzo, una storia d’avventura la cui bruttezza avrebbe intimidito un’orda mongola, non era poi così diverso da un sacco di libri che in questi ultimi anni hanno venduto milioni di copie. Ci deve pur essere una morale, in questa faccenda, un insegnamento nascosto.

Il punto è che di riffa o di raffa siamo sempre dalle parti della pedagogia. Ma se la pedagogia giura di essere amica della letteratura, la letteratura quando vede il suo numero sul display butta il telefono nel camino. Per cui lasciamo perdere gli insegnamenti nascosti e i manoscritti perduti e ritrovati da templari che fanno shopping con tacco quindici in un biblio-bar dimenticato. La verità è che alla letteratura piacciono le cattive compagnie, e se è vero che l’hanno chiusa in riformatorio un sacco di volte, lei è sempre riuscita a scappare per darsi alla pazza gioia con il primo che passava di lì.
Infine, se poi a qualcuno interessa scoprire come ho fatto a diventare un insignificante scrittore di provincia, ecco l’infallibile metodo per l’autodistruzione: ho letto per un sacco di tempo un sacco di libri perché mi piaceva farlo. Tutto qua. Ma quando ho smesso di pensare che: a) tutto ciò sarebbe servito a qualcosa b) da grande avrei fatto lo scrittore c) leggere romanzi bavosi, arrapanti come una foto di Jabba the Hutt con con una parrucca bionda è un dovere sociale, dannazione, all’improvviso sono comparse le trame, le storie, lo stile. E ‘sti stronzetti non hanno smesso di allenarsi un solo giorno, sperano che la letteratura prima o poi li degni di uno sguardo. Illusi. Sono convinti che la scrittura sia una scienza esatta come il wrestling.

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