Spazio, ultima frontiera (ma prima fammi riordinare la libreria)

pipistrelloTra i tanti e validissimi motivi per cui potrei essere definito un pessimo scrittore occupa una degna posizione il fatto che io sono anche un pessimo lettore. È fuori di dubbio che a un certo punto sarebbe meglio specializzarsi, fare fuori tutto quello che trovi su un certo argomento e solo allora, e dopo qualche sana rilettura, passare ad altro. Leggere se vuoi scrivere è come studiare. E come studiare è utile ma fa pure molto male. Intendo dolore, dolore fisico, torcicollo; e angoscia, turbamenti, sensi di colpa. Per questo procedo a caso, senza patemi e paturnie: allungo una mano alla cieca nella piramide di carta sulla poltrona e tiro fuori un volume. Ma a quel punto in genere la piramide traballa e per evitare che crolli rimetto a posto il libro e ne prendo un altro, tra quelli che ho comprato da poco. Quelli che stanno sul comodino in attesa di essere ficcati a forza nella piramide, lì dove li attende l’oblio. Non che ve ne dovrebbe importare troppo, ma ecco perciò una sragionata rassegna delle letture recenti, sopravvissute alla piramide ingoia-libri. Tutte letture tese a testimoniare che: a) sono un pessimo scrittore b) leggere a caso senza curarsi troppo delle implicazioni non ci farà mai diventare autori internazionali ma può essere divertente.

In cosa si prova a essere un pipistrello del filosofo Thomas Nagel, per esempio, così come recita la quarta di copertina ho avuto modo dicentopercento appurare che “Chiunque abbia trascorso qualche minuto in una stanza chiusa con un pipistrello in volo sa cosa significhi incontrare una forma di vita fondamentalmente aliena”. E anche chi abbia trascorso qualche minuto in una stanza chiusa con un appassionato di prog-metal e fusion, aggiungo io. Grazie a Cento per cento di Sacha Naspini, invece, mi sono sparato un paio di sessioni serali di pugilistica con una vecchia quercia dal pugno d’acciaio che mi ha raccontato la sua triste, appassionante storia, mi ha tirato un paio di colpi sullo stomaco e mi ha suggerito che non bisogna mai mollare la guardia, mai; finale del libro, con felice sorpresa, compreso. Con trinacria parkTrinacria park di Massimo Maugeri me ne sono stato buono e zitto man mano che un bacillo cattivello seminava il panico nel parco giochi più trash della storia, e i personaggi, alcuni invero stronzissimi, venivano messi in ginocchio dalle loro ambizioni & paranoie variamente assortite. È stato disturbante fare il tifo per il caos, ma va detto che scuncicare le Gorgoni può avere conseguenze imprevedibili, dopo tutto. In Caterina fu gettata di Carlo Sperduti mi sono trasferito in una bella cittadina “fantasy”, dove in cop_caterinamezzo ai telefonini e alle ciabattine infradito sguazzano demoni, dei, immortali e la supergattina Gnaca. E pure un fidanzato mellifluo, di quelli che cercano d’incollare i cocci dopo che la cristalleria è stata polverizzata da un elefante strafatto di speed. Massimo rispetto all’autore per gli ippopotami in rollerblade e pure un po’ di timore e tremore per le efferate torture che si è inventato. Dal fantasy al romanzo storico il passo può esser breve seppure il baratro che li separa vertiginoso, ed è stato solo grazie ad Andrea Ballarini e al suo romanzo Il male degli ardenti che mi sono Andrea Ballarini, Il male degli ardentipotuto concedere un viaggio nel tempo andata e ritorno senza complicazioni. Ma poiché l’opera è stata pubblicata dalla meravigliosa casa editrice che ha avuto il fegato di dare spazio anche al sottoscritto, per evitare che qualcuno di voi inarchi il sopracciglio peggio del più turbato e indignato dei mister Spock, non aggiungo nulla di mio ma per convincervi di quanto sia figo il libro riporto quello che scrivono altri: “Non ci si stanca durante questa rappresentazione, gli spalti applaudono alla chiusura del sipario e tutti escono felici e contenti, lieti di aver assistito a una commedia brillante, senza fronzoli e orpelli inutili”; “un racconto che fila dritto cometigreprev-195x300 un fuso, deliziandosi e deliziandoci di una raffinatezza e di un’eleganza senza eguali”. Infine, ne La tigre della notte del grande Alfred Bester, un classico!, ho avuto l’ennesima conferma che la fantascienza fa bene alla salute delle nostre menti e delle nostre caviglie, se per finire un romanzo disertiamo la partita di calcetto del martedì. Perché alla fin fine, amici, leggere un sacco di libri è bellissimo e ci fa sentire più bravi, ma se ogni tanto in mezzo a quelli che leggiamo per dovere non ce ne spariamo un paio con le astronavi vale la pena di chiederci che bisogno c’era di tutto ‘sto sbattimento.

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