Il resto è aperitivo

Natale & Capodanno: tempo di feste, bacioni, abbraccioni, preghiere, regaloni e pure tempo di letture. Nel tentativo di adeguarmi alle statistiche ho però cercato di leggere pochissimo, di scacciare le facezie e concentrarmi sugli aperitivi nel nome delle tre I (internet, inglese e impresa) che da sempre sono la bussola dell’uomo moderno, così da sentirmi a pieno titolo cittadino del mondo. Ma poiché se la sera non leggo poi arriva puntuale l’insonnia, dannazione, alla fine tre libri me li sono sparati lo stesso. E siccome questi libri mi sono piaciuti, li segnalo a quei due-tre viandanti che ogni tanto passano da queste desolate lande.

La piramide, dello scrittore messicano Juan Villoro, è un romanzo che, come ho avuto modo di constatare, sta furoreggiando sulle pagine dei giornali e delle riviste più in; e auguro all’autore che stia facendo furore financo in libreria. Ne è risultata una gara a chi fa la recensione con i riferimenti più fighi. La salva di botti ha disegnato nella notte senza stelle delle belle lettere italiane alcune tra le più prestigiose costellazioni letterarie. Si va da un “tra Hammett e Gogol” a un “tra Ballard e Bolaño”, fino all’ardito “tra Chandler e Borges, Orwell e Spielberg”. Inoltre, a rincarare i botti di fine anno, lo stesso Juan Villoro in un’intervista non manca di citare James G. Ballard, che vince la gara e riceve la medaglia d’oro del tag. Premesso che questa riffa del nume tutelare non è campata per aria, così come la definizione di noir distopico, che ho rinvenuto in rete, lascio le analisi ai tecnici e concludo affermando che La piramide, cupo noir ambientato in un demenziale villaggio vacanze nel quale non andrei nemmeno se mi pagassero fior di dollaroni, è un gran bel libro sul rock, la droga, la disillusione e gli astratti furori.
“Hai detto che tutti sanno tutto”.
“Tutto, tranne ciò che è importante”.

Valentina controvento, di Carlo Sperduti, non è un noir distopico (qualunque cosa ciò significhi), ma una fiaba amara popolata di personaggi strambi e deliziosi. “Valentina ragionava che, in caso di burrasca, il minore dei problemi è quello di stare comodi: fondamentale, invece, è non farsi volar via il cappello, che potrebbe finire nelle mani sbagliate e da cappello perso nasce cosa”. Le mani sbagliate sono per esempio le mie. Ma come, o sperduto Sperduti, ti inventi ‘sto personaggio bellissimo, Valentina, che lavora al suo rivoluzionario progetto per il cappello anti-vento, la fai vivere in una casa senziente affetta da eccessi ormonali e innamorata della sua padrona, butti giù un mondo “perfetto” dove la legge impone moduli e ferrea burocrazia anche per invitare qualcuno a cena e per dare un due di picche, e ci scrivi su appena un raccontino? Tutto ciò è poco sportivo e spero che, caro autore, caro Carlo Sperduti, questo sia solo un assaggio e che un giorno tu possa tornarci su con altri racconti o con un romanzo, ecco! E nell’attesa, leggete pure Valentina controvento, non vi costerà fatica e ne guadagnerete in sollazzo, perché è molto breve e molto divertente.

Infine, Il resto è rumore, di Alex Ross, un mattone in grado di scoraggiare lettori bene intenzionati a pacchi; lettori bene intenzionati che, va detto, si perderebbero qualcosa. Ti piace la musica classica ma non hai mai capito la musica atonale? Questo libro fa per te. Pensi che la musica atonale sia la verità, la luce, l’unica risposta alle domande fondamentali della razza umana? Il martello pneumatico ti manda in brodo di giuggiole? Questo libro fa per te. Non te frega niente della musica classica, non hai mai ascoltato niente inciso prima degli Slint, le recensioni di Blow up sono per te poesia e te ne vai in giro a sentire i tuoi pezzi indie da paura munito di auricolari ergonomici? Questo libro fa pure per te, ragazzo. Non te ne frega niente della musica in generale, nutri una sana indifferenza per le sette note, alla radio senti i notiziari sportivi e per te tra Rossini e Webern c’è la stessa differenza che passa tra un bicchiere d’acqua leggermente frizzante e uno d’acqua frizzante? Va be’, a tutto c’è un limite, questo libro non fa per te. Ma ti stai perdendo un viaggio meraviglioso. Fatto su misura per bestie ignoranti, per gente come me, intendo, la bestiazza gretta che scrive questa notarella, o generoso viandante. E chi lo avrebbe mai potuto immaginare che mi sarei fatto piacere le composizioni di Milton Babbit? Grande è il potere della retorica, signori. “Solo raramente qualcuno scrive il libro che stai aspettando di leggere da tutta la vita. L’affascinante storia della musica del XX secolo di Alex Ross è uno di quelli”, recita lo strillo sulla copertina. E se è vero che ai bambini diciamo di non accettare caramelle dagli sconosciuti, e che ai lettori suggeriamo di non abboccare agli strilli, alle fascette e alle bandelle, è altrettanto vero che questo saggio densissimo e succosissimo è realmente il libro (sulla musica) che aspettavo di leggere da tutta una vita; e che consiglierei di leggere anche a una nutrita schiera di “operatori della cultura” e addetti ai lavori. Tutte gente specchiatissima & preparatissima, ma in alcuni casi piombata nella rete (a mio modestissimo avviso). Nel paradosso del compositore atonale.
Vi prego quindi, voi che potenti potete, voi che producete, criticate, scrivete e diffondete, voi che suggerite a quello sparuto pubblico in odor di WWF quali libri leggere, quale musica ascoltare e quali film vedere, voi che coltivate i cervelli dell’inclita nazione, voi, superiori per diritto di sangue, voi di lignaggio nobile e antico, voi che fate e disfate, vi supplico con il cuore in mano e umilmente mi inchino tuffando la pelata cosparsa di cenere nello sprofondo della mia abissale ignoranza. O mie prodigiose e generose divinità, vi supplico affinché domani, prima di regalarci l’ennesimo articolo, saggio, elzeviro, indagine, documentario e dibattito sulla scomparsa dei lettori e delle virtù cardinali, vi ricordiate le parole del grande Pierre Boulez. Correva l’anno 1999, e quando gli domandarono perché così pochi lavori degli anni ’50 e ’60 fossero entrati nel repertorio classico, il sommo maestro rispondeva: “Be’, forse non tenevamo abbastanza in conto il modo in cui la musica viene percepita dall’ascoltatore”.
Buon 2014 e felice musica per diciotto musicisti a tutti.

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4 thoughts on “Il resto è aperitivo

  1. L’ha ribloggato su Carlo Sperdutie ha commentato:
    Su “speraben”, il blog di Angelo Orlando Meloni, un commento a “Valentina controvento” tra uno a “La piramide” di Juan Villoro e uno a “Il resto è rumore” di Alex Ross.

  2. Pingback: Valentina controvento su Speraben, il blog di Angelo Orlando Meloni – Intermezzi BLOG!

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