La cospirazione dei bamboccioni

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(NOTA: quest’articolo è stato originariamente pubblicato su Minima&moralia.)

Lo sport preferito dagli italiani, si sa, è il calcio, sebbene per lo meno da queste parti, cioè in Sicilia, lo sport nazionale sembra essere stato insidiato dal poker on line. Ma se lo sport nazionale dell’italiano medio è il calcio, lo sport nazionale del giornalista medio è la caccia al bamboccione. Ci sono giornalisti che se ne vanno in giro con i loro scalpi. Altri che dalla pelle levigata del bamboccione ricavano pellicce e soprabiti. Altri ancora che li fanno impagliare e li mettono in salotto. Che volete farci, il giornalista medio è fatto così. Buono e caro, fosse per lui non darebbe fastidio a una mosca. Vivi e lascia vivere è il suo motto. Ma quando vede un bamboccione gli cala la saracinesca sugli occhi. “Tutto scorre”, è solito sentenziare, ma quando sente odor di bamboccioni il giornalista medio flette i muscoli e si getta nel vuoto.

Ricordare la favola dei fornai disperati e dimenticati? C’era una volta un fornaio buono che voleva dare ai suoi apprendisti una paghetta di duemila euro al mese netti, ma gli apprendisti erano cattivi e svogliati, e non volevano lavorare. E così il fornaio buono è rimasto solo soletto nel suo forno, a tirare fuori michette, scolli, sfilatini e rosette intrisi di lacrime, ed è ancora lì che si dispera in attesa del suo apprendista azzurro. Ma siamo così sicuri che a fronte di stipendi medi da fame, e con un’intera generazione ridotta alla canna del gas, ci siano stati tutti questi bamboccioni che rifiutavano duemila (!) euro netti al mese pur di continuare a vivere con mammà, senza una lira e con le pezze al culo? Pensate davvero che sia credibile? Da quando in qua il giornalista medio crede alle scie chimiche, al presunto morbo di morgellons o-come-si-chiama, ai complotti pluto-alieno-sion-bancario-farmaceutici?

E se non crede alle scie chimiche, se non crede ai rettiliani, se non crede che con il bicarbonato possiamo guarire i malati terminali, se non crede che con i vaccini spuntano le ali e se non ci crede perché la deontologia professionale e il metodo scientifico gli impongono di verificare le notizie e le fonti, qualcuno saprebbe spiegare perché il giornalista medio ha creduto a quest’insultante enormità? Eppure così è stato, come recitava per esempio un articolo uscito su La Stampa. Manco a dirlo, la notizia si è poi rivelata sostanzialmente falsa, ma la tentazione di dare addosso ai bamboccioni è stata più forte della verità. Il giornalista medio sembra convinto che esista una specie di cospirazione dei bamboccioni. In qualche modo ha scambiato la conseguenza per la causa e non sembra essersi mai chiesto che se un sacco di gente continua a vivere con i genitori il motivo forse andrebbe cercato nei miseri stipendi che i megadirettori da qualche anno in qua hanno elargito ai cari sottoposti. Ma è inutile chiamare in causa il rasoio di Occam, mi sa. Qualcuno potrebbe pensare che questo Occam fosse un efferato terrorista con la barba lunga, un tagliagole, un sovversivo.

Così va il mondo. Non impariamo mai e le cose ricominciano sempre dall’inizio, come se a ogni ricambio generazionale dovessimo ripartire da capo. L’ultimo caso di cospirazione bambocciona finito sotto la graticola è recentissimo e riguarda la leggenda dell’Expo perduta e ritrovata. Ormai la conoscete tutti, penso: c’era una volta un’Expo che prometteva lavoro ma i giovani lo rifiutavano, perché i giovani sono il male e noi siamo il bene. Se volete saperne di più, su questa storia in gran parte falsa, su queste migliaia di bamboccioni che avrebbero rifiutato succose offerte di lavoro per coltivare il grande nulla nel quale sono soliti sguazzare, rimando a un articolo uscito su L’Espresso, che vi permetterà di ricostruire la faccenda di link in link. Fortuna vuole insomma che qualche giornalista ci sia ancora, in giro. Intendo qualche giornalista che prima di battere sui tasti e menare i bamboccioni per l’aia si rimbocca le maniche e si documenta. Ma la domanda è un’altra. La domanda è: cosa spinge fior di professionisti a sputare veleno contro un’intera generazione, il cui destino è stato sacrificato sull’altare del dio mercato nel nome delle magnifiche sorti del Grande Coatto Universale? Cosa vi hanno fatto i giovani, e pure i quarantenni, che giovani non sono? Perché li trattate come se fossero freelancer del nulla, veri apostoli del nichilismo?

Aldo Grasso, per esempio, in base a cosa ha dichiarato nel sito de Il Corriere della Sera di essere “un po’ sconcertato” quando gli hanno raccontato la leggenda dell’Expo? In base a cosa si è lanciato in una filippica contro i bamboccioni senza prima verificare la notizia? Non pensate che sia contraddittorio parlare di una “generazione che non è stata abituata al lavoro” e allo stesso tempo riferire notizie senza averle verificate? È questo l’esempio dato ai bamboccioni da parte della generazione che invece è stata abituata al lavoro? E soprattutto, perché tutto questo odio? Sono domande alle quali qualcuno prima o poi dovrà rispondere. Forse uno psicologo potrebbe aiutarci, o un epidemiologo, o un mago. Di certo non sarò io a farlo, non adesso almeno, perché mi aspettano gli amici al bar per la briscola. Ormai ho una certa età, sapete, e non vedo l’ora di lamentarmi davanti a un Fernet cantando la canzone dei bei vecchi tempi. Anche a me, in fondo, i giovani danno un sacco di fastidio. In verità non li sopporto, non li posso proprio vedere. Io ogni mattina ho il mal di schiena e loro no, si alzano dal letto e sono freschi come una rosa. Che tempi, amici, che tempi…

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4 thoughts on “La cospirazione dei bamboccioni

  1. bellissimo pezzo. “La cospirazione dei bamboccioni” è un ottimo titolo per un libro, un’opera teatrale, mi ricorda vagamente un libro che ho amato: “Una banda di idioti” di John Kennedy Toole. Geniale! Le tue riflessioni su come si fa giornalismo oggi sono preziose. Nelle storie che si raccontano non c’è più traccia della complessità del reale, solo semplificazioni spesso becere e interessate, propedeutiche a formare una tifoseria contro il “nemico” di turno: il bamboccione, il parassita statale, il clandestino, ultimamente il rom…Si vendono copie, si asfalta ogni senso critico e si dà al lettore la sensazione di essere financo intelligente. Se riesce a capire fin lì…

  2. I “vecchi” temono che i “giovani” li sostituiscano. I bamboccioni sono “creati” dai vecchi (dopo un po’ mi stanco a mettere le virgolette ché anche se non sono vecchio vecchio non sono neanche piú un ragazzino delle medie inferiori). Forse l’età, anche solo lavorativa, si è prolungata cosí tanto che si sta perdendo l’abitudine a farsi sostitutire.

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