Gerusia

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Gerusia di Manuel Zarli, pubblicato da Ottolibri, è un breve saggio che scorre via e si fa leggere, come si suol dire, tutto d’un fiato. Avete presente quando vi dicono “acqua fresca”? Be’… Gerusia scorre via veloce come un torrente e come un torrente di montagna nel quale un escursionista decida di tuffarsi senza rifletterci su a sufficienza vi gelerà il sangue. All’inizio. Poi farà montare una bella incazzatura. Poi direte, questo signor Zarli ha ragione da vendere! Poi ancora, chi lo sa, lo rileggerete, lo consiglierete agli amici, lo regalerete e boh… non so mica divinare il futuro. So solo una cosa, l’ho capita, penso di poterla prevedere con una certa sicurezza: dopo aver letto questo libro, se mai lo avete fatto in passato, non abboccherete più alla sordida retorica dei bamboccioni.

In Italia si parla di crisi, di sfascio, di degrado, si fa quindi riferimento a una presunta età dell’oro. A quell’età dell’oro, mi sa, in cui potevamo far finta di essere ricchi e invece di costruire qualcosa abbiamo sfasciato tutto quanto e sacrificato sull’altare del debito pubblico, del nepotismo, della gerontocrazia, della pigrizia, dell’avidità il futuro di un paio di generazioni. Ma per chissà quale strana combinazione di fattori abbiamo invertito il legame di causa-effetto e oggigiorno, a leggere giornali e sentirte alati dibattiti in tv, sembra che i colpevoli siano i bamboccioni. Molto facile fare dei più deboli un capro espiatorio, non trovate? Molto facile inventarsi che i giovani non vogliono lavorare e preferiscono stare a casa da mammà. Molto facile e assai disonesto. Ma cionostante pare che la colpa dello sfascio sia degli schizzinosi giovani d’oggi, quelli che, quando qualcun altro devastava sistematicamente la nostra società, non erano ancora nati o sonnecchiavano nelle loro culle (sfaticati!). Quella dei bamboccioni è una logica (si fa per dire) davvero “stringente” che Manuel Zarli, numeri alla mano, con pazienza, demolisce capitolo dopo capitolo, dalla bufala dei giovani che non vogliono fare i fornai a duemila euro al mese, al delirio delle lauree inutili (quando, al contrario, siamo uno dei paesi europei con il minor numero di laureati e il maggior numero di disoccupati) e compagnia cantante. Un libro altamente consigliato. Ma a lettura finita potrebbe venirvi voglia di bere.

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