Le domande della domenica

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Che senso ha continuare a parlare di letteratura commerciale (o d’intrattenimento o paraletteratura o libroidi o altro vezzo classificatorio) contrapposta alla letteratura alta (destinata a palati fini, frutto di una vocazione/missione o urgenza espressiva o altra abusata formuletta), quando quasi nessun tipo di letteratura è più commerciale? Alta, bassa, media che sia?

Come ulteriore spargimento di sale sulle macerie, che senso ha parlare ancora di letteratura “alta” quando dalle mie parti il 99% delle persone socialmente riconosciute come “intellettuali“, se stimolate con un autore contemporaneo (foss’anche di quarant’anni fa), risponde invariabilmente “leggo solo classici“?

Infine, che senso ha parlare di libri con un intellettuale di provincia (e non solo, in alcuni casi) se il 99,99% degli intellettuali di cui sopra è realmente, e dico realmente, convinto che un secolo fa (o altra età dell’oro a scelta) gli scrittori scrivessero “meglio” di adesso? Che poi… scrivere “meglio”… non vuol dire un cappero.

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One thought on “Le domande della domenica

  1. Esiste la letteratura degli sconosciuti su Youtube che si raccontano. Il punto di vista e la vita di anonimi qualunque. E le saghe pseudo tanta urban porno.
    Credo siano questi gli aspetti commerciali attuali. Ovviamente non ne facessero film o non ci fosse il supporto audiovisivo di Youtube, anche questi libri diventerebbero non commerciali.

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