Bing – Il vademecum dei cartoni 2

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Eccoci arrivati alla seconda puntata del mio agile vademecum per chi si approccia alla genitorialità e sarà presto vittima di migliaia di ore di cartoni animati. Oggi parliamo del buon vecchio Bing. Ma attenzione, Bing non è il ricettatore del conte Oliver nelle avventure di Alan Ford e il gruppo T.N.T., lo dico per i nostalgici con i capelli bianchi che ancora giocano a fare i super giovani e la sera se ne vanno in giro a sbevazzare come se avessero vent’anni. No, signori, perché come ben sanno tutti i genitori, con i capelli bianchi o no, e in molti casi senza capelli, Bing è un cartone animato tratto dagli omonimi libri di Ted Dewan, che dal 2014 infesta le nostre televisioni. Dopo essere stato costretto dalla prole a vedere sempre le stesse puntate per circa trentasettemila volte, ho avuto un’illuminazione e il mondo e i suoi retroscena mi si sono svelati. Bing è una lancinante, allucinante e malinconica distopia in cui i genitori dei bambini sono stati sostituiti da bambole di pezza senzienti, prive di pollice opponibile e dotate di appendici palmate. Ma c’è dell’altro.

Gli stessi bambini sono stati trasformati in animali antropomorfi e rinchiusi in un mondo perfetto, una bolla ovattata dove non c’è rumore e tutti sono tremendamente gentili. La cosa più grave che può capitarti a Bingopoli, e a Bing capita, oh, se capita, è pestare una cacca di cane. Anche se, visto che i bambini nel mondo di Bing sono animali antropomorfi, è difficile capire se a farla sia stato un cane o un bambino-cane. Per non parlare della ranocchia di Bing, che saltella nervosamente nel giardino. Chi è quella ranocchia? Si tratta d’un nobile principe a cui le forze socialist-massoniche che hanno riplasmato il mondo hanno sottratto potere, onori e ricchezza? È anche lui un bimbo? E se è un bimbo, perché la trasformazione della ranocchia è andata avanti fino a comportare una trasmutazione completa entro sembianze animali, proprio come nel film La mosca di David Croneneberg? Forse era un amichetto di Bing la cui unica colpa erano la ricchezza e la Porsche Cayenne dei suoi genitori, vittime di esproprio proletario. Forse è lui il vero proprietario della casa di Bing, l’erede al trono di Bingopoli.

Quale folle piano si cela dietro le intelligenze che governano il mondo ateo di Bing? Perché non ci sono crocefissi alle pareti? E che fine hanno fatto i magneti di padre Pio? Il paese dei balocchi di Bing, dove i servizi sono eccellenti e la gentilezza vince, ci trasformerà in asinelli buonisti pronti a emettere lo scontrino e a tuffarci a mare per salvare un migrante che affoga al largo di Lampedusa? Cosa vogliono fare con i nostri bambini, trasformarli in reietti senza Dio, in animali addomesticati privi di quello spirito ribelle che è alla base di ogni capitalismo che si rispetti, dedito alla ricchezza predatoria di qua e alla salvezza dell’anima nell’al di là? Ma c’è dell’altro, come dicevo, e la mia analisi non si arresta, perché Bing non è altro che un meta-animale creato in un laboratorio comunista sperduto in qualche foresta e sopravvissuto alla caduta del regime sovietico, un folle progetto di ricerca il cui scopo è soppiantare gli uomini: sostituire cioè quegli italiani che non fanno più figli con coniglietti neri educati da un tutore socialista pagato con i nostri soldi.

Fa infine da complemento a questa serie animata un’ipnotica colona sonora, atta a rafforzare subliminalmente i momenti più cupi di quest’opera perversa che sembra provenire da una galassia lontana lontana. Una galassia nella quale gli uomini non esistono più, i pupazzi governano il mondo e pagare le tasse è giusto. Aspettiamo con una certa ansia il momento in cui il tremendo pupazzo Flop, un nome un programma, scopra le carte e tiri fuori la spada laser di Bing per annunciargli “il tuo addestramento è completo”. Ma qualcosa ci suggerisce che l’apparentemente innocuo, tenero Bing, così come i suoi sodali Sula, Coco e Pando, non siano apprendisti sith, ma dannati jedi. Feccia ribelle!!

6 pensieri su “Bing – Il vademecum dei cartoni 2

  1. Ringrazio Dio di essere sopravvissuto ai Teletubbies…tutto il resto mi sembrava comunque il paradiso. E quanto gli piacevano invece, mai capito perché, ma era diventato un vero e proprio tormentone

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