I signori della notte

i signori della notte

La regina dei croccantini, la gatta Minaharker, ha incontrato i signori della notte e ha detto: “Miao”.

I signori della notte, antologia a cura di Luca Raimondi, pubblicata da Morellini editore.

Racconti del brivido + vampiri + grandi scrittori = belle & bellissime letture.

Attenzione: per inesplicabili motivi il libro contiene un racconto dal titolo “Cavaliere del lavoro sucaminchiaque”, che ho scritto insieme a Stefano Amato. Ma oltre a noi lavativi per vostra fortuna l’antologia è piena zeppa di grandi scrittori che hanno firmato grandi racconti (Gianluca Morozzi, Stefano Pastor, Sacha Naspini, Silvana Laspina, Fabio Mundadori, Giuseppe Maresca, Nicola Lombardi, Fabio Lastrucci, Maurizio Cometto, Fabio Celoni, Danilo Arona, Lea Valti).

Provare per credere!!

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Il mistero dei libri prestati

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Dopo il mistero dell’alchimista perduto, Il segreto ritrovato, Il giardino dei mille segreti, Il segreto del fuoco perduto e ritrovato, Il segreto del segreto eccetera eccetera eccetera, ecco il nuovo, vero bestseller mondiale: Il mistero dei libri prestati. Cui seguiranno La mappa segreta dei libri prestati e Il ritorno del libro dimenticato.

 

Uomini che odiano i racconti

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Enrico Remmert ha scritto Rossenotti, La ballata delle canaglie, Strade bianche, tre romanzi pubblicati da Marsilio. Un autore maturo, baciato dal successo, tradotto all’estero, di tutto rispetto. E poi, però, cosa ci combina il Remmert? Ci casca anche lui e ci propina La guerra dei murazzi, nientemeno che una raccolta di… di racconti. Sissignore! Immaginiamo già la faccia del suo editore una volta avuta la notizia. E quella del distributore. Per non parlare di quelle dei librai e per ultime quelle dei lettori, sospese tra l’incredulità e il furore che le invade ogni qual volta un libraio che non sa fare il suo mestiere osa proporre una raccolta. Ma come osano questi mattoidi? Non hanno capito che scrivere racconti oggidì è un suicidio? Figuriamoci cercare di venderli, non parliamo nemmeno di provare a leggerli. Guardiamoci in giro e ammettiamolo, amici, chi legge ancora racconti nel 2017? Giusto qualche disadattato, qualche nostalgico utopista con la bandiera rossa, i capelli lunghi e l’infradito anche d’inverno, convinto che un mondo diverso è possibile. Tutta roba passata, finita, centrifugata e digerita dal Grande Generatore di Luoghi Comuni che informa usi e costumi del XXI secolo. Pensate forse che io stia pazziando? Che sia un provincialotto in vena di facezie? Riponete pure sul vostro comodino di design la raccolta di racconti ultrapostmegamoderni senza finale scritti in centoquindicesima persona con cui vi state gingillando e fatevi un giro per fiere e librerie. Sono sicuro che vi ricrederete. Gli uomini che odiano i racconti sono tanti, tantissimi, probabilmente la maggioranza di quella minoranza di gianfanniente che, ogni tanto, si ostina a leggere qualcosa.

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I sassolini nelle Converse

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Prima di scrivere un libro, una poesia, un poema, una recensione, un saggio o un racconto, tutti voi aspiranti qualcosa dovreste fare un mese di volontariato in una libreria, a mo’ di servizio militare. E finalmente capireste quanto sia difficile far leggere il vostro non-romanzo infarcito di autofiction sui sassolini nelle Converse nonostante abbia vinto il premio Puddicinu di Borgofioco e abbiate investito l’anticipo dell’editore per pagare un ufficio stampa ultracool.

 

Il libro indie in dieci punti – manifesto per un’estate di letture prive di sensi di colpa

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Il libro indie è alla moda, non è importante leggerlo o leggerlo tutto, ma sfoggiarlo.

Il libro indie rifiuta le virgolette dei dialoghi, che fanno troppo “libro di genere”, e pazienza se così facendo a volte non si capisce un cacchio di quello che stiamo leggendo.

Il libro indie può essere molte cose, un concept, un must, uno status, un cilicio, molto difficilmente però è un romanzo con un inizio, uno svolgimento e una fine.

Il libro indie, anzi, se ha un finale non è più indie.

Il libro indie a volte il finale te lo rivela a metà.

Il libro indie può essere scritto in prima, seconda, quarta, quinta, sesta, settima, decima, trentesima persona, non ha importanza, basta che non sia scritto in terza persona, che fa così cheap.

Il libro indie è intimo, urgente, necessario. Come un pannolone.

Il libro indie spesso è un libro “de problemi” che vuole salvare il mondo e redimerci tutti.

Il libro indie non è divertente, perché divertirsi con un libro è out.

Il libro indie infine è transustanziale: quando il suo autore diventa famoso e pubblica con una grande casa editrice, all’improvviso i suoi libri – anche se il contenuto è rimasto lo stesso – non sono più indie.

NOTA: questo post è apparso originariamente su senzaudio.

Aiuto! WE3 è tornato in libreria

Ci sono momenti in cui entrare in una libreria o fumetteria riesce ancora a regalarti quell’emozione lì. Di quando su Corto Maltese c’era Il ritorno del cavaliere oscuro a puntate e correvo in edicola, traboccante di gioia, di aspettative, ignaro di quello che Frank Miler avrebbe detto, scritto e disegnato negli anni a venire. Ma se invecchiare è un’arte difficile e non a tutti gli artisti, musicanti, imbrattacarte e poetastri riesce sempre benissimo, il problema non sembra riguardare sua maestà Grant Morrison, che continua a sfornare roba di gran classe sin dall’inizio degli anni ’80. Ne è prova, tra le tante, questo WE3, uno sciccosissimo volume appena ristampato da RW Lion, scritto dallo stesso Grant Morrison, ovviamente, e disegnato da Frank Quitely. Ma cos’è WE3, vi starete chiedendo, divorati dalla curiosità che vi sta We3_Trade_Paperbackimpedendo di farvi un altro tuffazzo nel mare blu? Anzi, chi sono i WE3? Ebbene, sono tre innocui animali domestici, un cane, un gatto e un coniglio, che sono stati rapiti e trasformati in una squadra di assassini cibernetici al soldo del governo o del miglior offerente. Ma le cose non andranno per il verso giusto e se anche a voi l’idea di fornire a un micio un esoscheletro da battaglia che ne amplifica a dismisura le capacità non sembra una genialata, be’… mettetevi comodi e preparatevi allo spettacolo. Semplice e allo stesso tempo profondissimo, disegnato in maniera sublime da un immenso Frank Quitely, WE3 è puro fumetto di intrattenimento, ma anche apologo filosofico e inno animalista. Insomma è un commovente capolavoro. Ecco, l’ho detto. Continua a leggere

Una storia “importante”

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Ancora una volta. È successo ancora una volta. “Non importa da quale ingresso Daniele Rielli decida di entrare nel diorama ibrido e surreale che chiamiamo contemporaneità. Importa come ne racconta, ogni volta, un angolo diverso. E quanto, ogni volta, riesca a farci ridere”. Uno dei motivi per cui amo la casa editrice Adelphi è che ha dato alle stampe libri di una certa “importanza” (vedi infra), che non sarebbe nemmeno il caso di mettersi a citare qui per quanti sono, santo cielo. Per cui mi limito a citare una sola collana: la Biblioteca Scientifica. Una collana che definire “importante” (aridanghete, vedi infra) sarebbe riduttivo, composta com’è da un dream team che farebbe impallidire il Dream Team o la rosa del Brasile nel 1970. Quella collana, insomma, che esordiva con Gregory Bateson e poi continuava con Hofstadter, Putnam, Damasio, Minsky, Feinman, Dennet, Barrow e via discorrendo. Libri talmente pieni di nozioni meravigliose, talmente traboccanti di cultura scientifica e illuminazioni che se li avvicini a un tipico intellettuale del Sud tutto liceo classico e tragedia greca fanno lo stesso effetto dei crocefissi sui vampiri. Avete presente uno di quei tizi che usano la parola “cultura” come il parmigiano, ma poi in verità non entrano in una libreria, biblioteca o museo da secoli? Ecco, mettetegli di fronte un volume della Biblioteca Scientifica Adelphi e il tizio si liquefarà tra indicibili tormenti lasciando ai vostri piedi una pozza schifosa (non fatelo se avete comprato un tappeto persiano). Continua a leggere