Perdere le elezioni in una sola mossa? Fatto!

Non vorrei essere nei panni del sedicente “esperto di komunikazione” nonché videomaker che ha realizzato il video in cui il candidato sconfitto dopo il ballottaggio a Siracusa (Ezechia Paolo Reale) appariva di notte, in una città lugubre e spettrale, minacciando involontariamente l’elettore aretuseo più che il suo sfidante (Francesco Italia). Sembrava che dicesse “se non mi voti mo so cazzi tua”. Il momento più imbarazzante lo raggiungiamo quando il nostro afferma “si stanno risvegliando”. Ma chi è che si sta risvegliando? In quell’ambientazione notturna da film horror il pensiero corre subito a ipotetici vampiri afflitti da sonno millenario, certo non ai siracusani (essi sì afflitti da sonno millenario), o quanto meno a vampiri siracusani, che però non risulta stessero dormendo o avessero bisogno di risvegliarsi. A ciò si aggiunge il dettaglio grottesco di un video ambientato esclusivamente nel centro storico di Ortigia il cui protagonista accusa il rivale di essersi occupato, nel passato, soltanto del centro storico di Ortigia.
Un’opera distopica niente male, insomma, che ha offerto uno squarcio non richiesto sull’inconscio che agita le ambizioni e i sogni mostruosamente proibiti non solo e non tanto del candidato sconfitto, da tutti indicato come un galantuomo, ma del suo entourage. Un vero capolavoro, un autogol clamoroso, una cagata pazzesca che riverberà a lungo sui banconi dei bar della nostra cittadina rallegrando le sbronze degli ubriaconi e infestando i sogni di quelli che hanno creduto davvero in questa incredibile minchiata.
C’è una morale in questa storia? Non lo so e non ho la faccia tosta di spacciarmi come esperto di comunicazione, nonostante abbia qualche pubblicazione che decora il mio inutile curriculum, né saprei indicare a nessuno come si fa a vincere le elezioni comunali, ma di sicuro adesso sappiamo tutti come si fa a perderle. Scegliete meglio i vostro collaboratori, ragazzi, se non volete appizzarci malafiure.

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La prova

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La prova che molti di noi sono un po’ razzistelli è data dal fatto che l’azione del ministro Minniti ha fatto diminuire l’arrivo degli immigrati in maniera drastica, e per questo è stata accusata di essere ultra-repressiva, ma un sacco di gente continua a sbraitare nonostante il precedente governo abbia fatto quello che questa stessa moltitudine richiede a gran voce, con gran dispendio di puntini di sospensione.
Razzistelli, appunto, perché a queste persone non interessa davvero il “problema” dell’immigrazione, ma solo che qualcuno abbia finalmente legittimato il loro odio e il loro furore contro “l’uomo nero”.

 

Il cemento è una cagata pazzesca

Dalle Orazioni vespertine di Darth Vader, santo patrono onorario di Siracusa.

 

darth siracusaSiracusa è la città più chic dell’universo, di sicuro la più cool. Occupa una posizione importante a misura delle importanti persone che la visitano, ed è bellissima da qualsiasi direzione vi si arrivi, sia per terra con un suv sia per mare con uno yacht. Possiede due giga-porti turistici costruiti sul mare in un mare di cemento, e numerosi sono i centri commerciali, ricchi di paccottiglia e di specchietti per le allodole, che garantiscono degna enfasi allo shopping compulsivo degli iniziati. La parte della città chiamata Club Privè, l’isola di Ortigia, è dotata di un megaponte a pedaggio di cristallo e diamanti che conduce alla reggia comunale, ora abitata dai sindaci sognatori, e ai templi a cinque stelle dove gli aristovip e i sommi maneggioni cantano un karaoke di odi al profitto. Il resto della città, occupato dalla plebaglia, è stato separato dal Club Privé grazie a un muro a secco elettrificato eretto con i soldi dei contribuenti.
Il club ortigiano è noto come l’isola della grande quiete. Niente accade in esso che possa disturbare il sonno dei vip. Il nulla regna e riempie del suo fatuo fascino i labirinti nei centri commerciali, le cambuse dei centomila ristoranti cangianti, le elusive piste da ballo delle discoteche più esclusive, i solenni saloni degli indorati hotel. Musica, arte, bellezza si aggirano come spettri per le mute vie di O
rtigia, ma trovano porte sbarrate, nessuno che dia loro asilo. Perché a Siracusa non c’è spazio per i fannulloni, perché noi che sappiamo come va il mondo qui abbiamo costruito il futuro.
Ed è un futuro di cemento.

 

Nota: ho scritto questo “lucido” micro-racconto secoli fa, come contributo alla manifestazione siracusana Chiamata alle Arti, e ora lo piazzo on line.

 

 

Rosicolandia

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Pochi giorni fa Il Leicester ha vinto il campionato inglese contro ogni pronostico e previsione realizzando un’impresa sportiva dal sapore epico e nel giro di poche ore, praticamente la stessa notte, internet ci ha regalato post e articoli di giornali e giornaletti firmati da saccenti bastian contrari che facevano pelo e contropelo alla retorica e alle emozioni.
Il punto non è “quella del Leicester non è una vera favola”, il punto non è “basta retorica”, il punto non è “il proprietario del Leicester è ricco”, il punto è che ci sono persone bieche, tristi, ossessionate e meste. Persone che non riconoscerebbero una favola neanche se andassero a sbattere contro la pignatta d’oro alla fine dell’arcobaleno fracassandosi il grugno che la natura matrigna e beffarda ha donato loro.

L’ultimo anello della catena

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Qualche tempo fa, ispirato da una serie di eventi che non sono mai accaduti nel nostro mondo perfetto, ma che potrebbero accadere in una delle dimensioni parallele del multiverso, ho scritto un fanta-reportage da un centro di accoglienza e per motivi che mi sfuggono la pur prestigiosa rivista Doppiozero, la bellissima & imperdibile pagina web nonché ormai vera e propria casa editrice e fucina di menti decisamente migliori della mia, ha deciso di pubblicarlo. Bontà loro.
Se siete curiosi potete leggere il mio fantareportage direttamente su Doppiozero, ma per vostra comodità, e sperando che prima o poi darete comunque un occhio alle pagine di Doppiozero (pne vale la pena), lo riporto pure qua. Buona lettura, o generosi pazienti, meravigliosi amici. 

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