Una storia “importante”

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Ancora una volta. È successo ancora una volta. “Non importa da quale ingresso Daniele Rielli decida di entrare nel diorama ibrido e surreale che chiamiamo contemporaneità. Importa come ne racconta, ogni volta, un angolo diverso. E quanto, ogni volta, riesca a farci ridere”. Uno dei motivi per cui amo la casa editrice Adelphi è che ha dato alle stampe libri di una certa “importanza” (vedi infra), che non sarebbe nemmeno il caso di mettersi a citare qui per quanti sono, santo cielo. Per cui mi limito a citare una sola collana: la Biblioteca Scientifica. Una collana che definire “importante” (aridanghete, vedi infra) sarebbe riduttivo, composta com’è da un dream team che farebbe impallidire il Dream Team o la rosa del Brasile nel 1970. Quella collana, insomma, che esordiva con Gregory Bateson e poi continuava con Hofstadter, Putnam, Damasio, Minsky, Feinman, Dennet, Barrow e via discorrendo. Libri talmente pieni di nozioni meravigliose, talmente traboccanti di cultura scientifica e illuminazioni che se li avvicini a un tipico intellettuale del Sud tutto liceo classico e tragedia greca fanno lo stesso effetto dei crocefissi sui vampiri. Avete presente uno di quei tizi che usano la parola “cultura” come il parmigiano, ma poi in verità non entrano in una libreria, biblioteca o museo da secoli? Ecco, mettetegli di fronte un volume della Biblioteca Scientifica Adelphi e il tizio si liquefarà tra indicibili tormenti lasciando ai vostri piedi una pozza schifosa (non fatelo se avete comprato un tappeto persiano). Continua a leggere

I grandi classici, nostalgia canaglia

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L’intellettuale di provincia quando entra in libreria, quelle rare volte, lo fa per sputare sulla letteratura contemporanea e venerare i classici. Per lui non esiste niente oltre i grandi lirici greci, nulla dopo le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide. Il tapino è così infognato con la letteratura greca, che già la letteratura latina sembra insospettirlo. L’intellettuale “old school” dalle mie parti è così “old school” che non è ancora arrivato al verismo. Zola gli sembra troppo pop, Flaubert un giocatore della Francia, Tigana, Bossis, Platini, Flaubert, Lacombe, Barthes, Perec e Rochetau. Il Nostro in genere entra in libreria, sempre quelle rare volte, spara a zero su tutti i libri che vengono stampati oggigiorno, in specie su quelli americani, rimane un attimo in posa plastica con lo sguardo rivolto verso il teatro greco e poi fugge via richiamato dalla musa senza mai comprare un libro. Mai. (A parte qualche volumetto di ricordi d’infanzia pubblicato a pagamento da un compare di club service con qualche pseudo-editore che tira su bei soldi sfruttando l’ego dei gonzi). Quando gli ricordi che Elio Vittorini traduceva la letteratura americana e apprezzava i Peanuts, questo bel tomo di intellettuale siracusano non risponde, ma ti guarda di sottecchi, come se lui non degnasse quelli che hanno fatto lo scientifico o – non sia mai – le scuole tecniche.
Certo, ci vuole un po’, ma alla fine ti accorgi che il suo è solo un problema neurologico. L’avanzare dell’età e dei primi seri acciacchi, insieme a un ego mai sazio di attenzioni, fanno sì che il nostro intellettuale di provincia confonda la “cultura classica” con quel periodo della sua giovinezza in cui andava in giro sulla moto, marinava la scuola e corteggiava le sue coetanee sperando di ricevere favori sessuali in cambio di un passaggio sulla Vespa. Poco importa che copiasse sistematicamente le versioni di greco, o che fosse spesso rimandato a settembre, quella parte lì è stata rimossa, il nostro eroe parla di Eschilo, Sofocle, Euripide, ma sta rievocando la sua perduta giovinezza. Nostalgia canaglia.

PROVINCIA 666

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PROVINCIA 666!11!!
Quelli che su facebook ti invitano a eventi “culturali” dai nomi altisonanti tipo “Va’ dove ti portano i grandi classici”, “Eschilo, Sofocle ed Euripide contro Dracula”, “Dante, uno di noi”, “Petrarca l’immortale” e poi nella pagina dell’evento non scrivono nemmeno due righe per presentare l’evento stesso…