I sassolini nelle Converse

full-metal-jacket

Prima di scrivere un libro, una poesia, un poema, una recensione, un saggio o un racconto, tutti voi aspiranti qualcosa dovreste fare un mese di volontariato in una libreria, a mo’ di servizio militare. E finalmente capireste quanto sia difficile far leggere il vostro non-romanzo infarcito di autofiction sui sassolini nelle Converse nonostante abbia vinto il premio Puddicinu di Borgofioco e abbiate investito l’anticipo dell’editore per pagare un ufficio stampa ultracool.

 

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Un libro importante

dawn of the dead

“Devo fare un regalo a una persona speciale, un intellettuale, mi serve un libro importante… di Sicilia, cose siciliane… ecco, ce l’ha Conversazione in Sicilia?”
“Mi spiace ma è finito, arriverà tra qualche giorno, però abbiamo quest’edizione cartonata de I viceré che non è mal…”
“Ho detto che mi serve un libro importante, che è sta cosa che mi vuoi dare, i vi… che cosa?! Pina, talìa a chisso…”

A chi hai detto “Zerocalcare”?

L'elenco_telefonico_degli_accolli

Entra un signore. In mano stringe L’elenco telefonico degli accolli di Zerocalcare.
“Ha venduto lei questa… cosa a mio nipote, tre mesi fa?”
“Suo nipote? Forse sì, sa, adesso non ricordo be…”
“Esigo che me lo cambi con un vero libro o vi denuncerò per aver venduto queste sconcezze a un minorenne”.

Nota: l’albo è tutto sgualcito, come se fosse stato letto e riletto chissà quante volte.

Le domande della domenica

skeleton

Che senso ha continuare a parlare di letteratura commerciale (o d’intrattenimento o paraletteratura o libroidi o altro vezzo classificatorio) contrapposta alla letteratura alta (destinata a palati fini, frutto di una vocazione/missione o urgenza espressiva o altra abusata formuletta), quando quasi nessun tipo di letteratura è più commerciale? Alta, bassa, media che sia?

Come ulteriore spargimento di sale sulle macerie, che senso ha parlare ancora di letteratura “alta” quando dalle mie parti il 99% delle persone socialmente riconosciute come “intellettuali“, se stimolate con un autore contemporaneo (foss’anche di quarant’anni fa), risponde invariabilmente “leggo solo classici“?

Infine, che senso ha parlare di libri con un intellettuale di provincia (e non solo, in alcuni casi) se il 99,99% degli intellettuali di cui sopra è realmente, e dico realmente, convinto che un secolo fa (o altra età dell’oro a scelta) gli scrittori scrivessero “meglio” di adesso? Che poi… scrivere “meglio”… non vuol dire un cappero.