Fin qui tutto bene

Allora, riassumendo le ultime puntate così come ce le siamo raccontate dalle mie parti, le sardine cripto fasciste minano la democrazia difesa dai carabineros cileni mentre a Hong Kong potenze oscure complottano per okkupare l’università e una giornalista che scambiava le lanterne cinesi per UFO e ne scriveva sui quotidiani crede di meritare il Nobel e aderisce a un movimento di protesta contro l’editoria masson-globalista mentre Soros vuole sostituire gli ortigiani con sceicchi forniti di yacht alti tre piani che introdurranno la sharia nelle paninerie ambulanti e un guru del self help alla matalotta ci dice che in Sicilia consumiamo meno psicofarmaci perché siamo puri e santi. E infatti abbiamo le visioni.
Da Siracusa per oggi è tutto. Da voi come butta?

Perdere le elezioni in una sola mossa? Fatto!

Non vorrei essere nei panni del sedicente “esperto di komunikazione” nonché videomaker che ha realizzato il video in cui il candidato sconfitto dopo il ballottaggio a Siracusa (Ezechia Paolo Reale) appariva di notte, in una città lugubre e spettrale, minacciando involontariamente l’elettore aretuseo più che il suo sfidante (Francesco Italia). Sembrava che dicesse “se non mi voti mo so cazzi tua”. Il momento più imbarazzante lo raggiungiamo quando il nostro afferma “si stanno risvegliando”. Ma chi è che si sta risvegliando? In quell’ambientazione notturna da film horror il pensiero corre subito a ipotetici vampiri afflitti da sonno millenario, certo non ai siracusani (essi sì afflitti da sonno millenario), o quanto meno a vampiri siracusani, che però non risulta stessero dormendo o avessero bisogno di risvegliarsi. A ciò si aggiunge il dettaglio grottesco di un video ambientato esclusivamente nel centro storico di Ortigia il cui protagonista accusa il rivale di essersi occupato, nel passato, soltanto del centro storico di Ortigia.
Un’opera distopica niente male, insomma, che ha offerto uno squarcio non richiesto sull’inconscio che agita le ambizioni e i sogni mostruosamente proibiti non solo e non tanto del candidato sconfitto, da tutti indicato come un galantuomo, ma del suo entourage. Un vero capolavoro, un autogol clamoroso, una cagata pazzesca che riverberà a lungo sui banconi dei bar della nostra cittadina rallegrando le sbronze degli ubriaconi e infestando i sogni di quelli che hanno creduto davvero in questa incredibile minchiata.
C’è una morale in questa storia? Non lo so e non ho la faccia tosta di spacciarmi come esperto di comunicazione, nonostante abbia qualche pubblicazione che decora il mio inutile curriculum, né saprei indicare a nessuno come si fa a vincere le elezioni comunali, ma di sicuro adesso sappiamo tutti come si fa a perderle. Scegliete meglio i vostro collaboratori, ragazzi, se non volete appizzarci malafiure.

Il cemento è una cagata pazzesca

Dalle Orazioni vespertine di Darth Vader, santo patrono onorario di Siracusa.

 

darth siracusaSiracusa è la città più chic dell’universo, di sicuro la più cool. Occupa una posizione importante a misura delle importanti persone che la visitano, ed è bellissima da qualsiasi direzione vi si arrivi, sia per terra con un suv sia per mare con uno yacht. Possiede due giga-porti turistici costruiti sul mare in un mare di cemento, e numerosi sono i centri commerciali, ricchi di paccottiglia e di specchietti per le allodole, che garantiscono degna enfasi allo shopping compulsivo degli iniziati. La parte della città chiamata Club Privè, l’isola di Ortigia, è dotata di un megaponte a pedaggio di cristallo e diamanti che conduce alla reggia comunale, ora abitata dai sindaci sognatori, e ai templi a cinque stelle dove gli aristovip e i sommi maneggioni cantano un karaoke di odi al profitto. Il resto della città, occupato dalla plebaglia, è stato separato dal Club Privé grazie a un muro a secco elettrificato eretto con i soldi dei contribuenti.
Il club ortigiano è noto come l’isola della grande quiete. Niente accade in esso che possa disturbare il sonno dei vip. Il nulla regna e riempie del suo fatuo fascino i labirinti nei centri commerciali, le cambuse dei centomila ristoranti cangianti, le elusive piste da ballo delle discoteche più esclusive, i solenni saloni degli indorati hotel. Musica, arte, bellezza si aggirano come spettri per le mute vie di O
rtigia, ma trovano porte sbarrate, nessuno che dia loro asilo. Perché a Siracusa non c’è spazio per i fannulloni, perché noi che sappiamo come va il mondo qui abbiamo costruito il futuro.
Ed è un futuro di cemento.

 

Nota: ho scritto questo “lucido” micro-racconto secoli fa, come contributo alla manifestazione siracusana Chiamata alle Arti, e ora lo piazzo on line.

 

 

Siracusa – paesi e città

“Siracusa è una città protagonista del suo tempo, in cui innovazione e sviluppo si coniugano con l’amore per la natura e l’arte e quant’altro e in cui grazie a un importante lavoro politico e sinergie imprenditoriali si sono finalmente creati i presupposti per il raggiungimento degli standard europei. L’evoluzione del gusto e la contemporaneità ci impongono scelte ponderate e decisive ricollegabili a un sentire improntato all’extreme problem solving tipico di una società che abbia fatto i conti con l’ineluttabilità delle shopping expedition”.

Con queste parole pronunciate durante un vernissage da un grizzly con una fascia tricolore, si conclude l’incubo che tormenterà per molte notti il sindaco di Siracusa dopo l’apertura del centoquattresimo centro commerciale cittadino.

“Siracusa è una città protagonista del suo tempo. Cantata dai più illustri poeti, bagnata dall’inclito mare che accompagnò lo sbarco dei primi corinti e i procellosi ingaggi con il fiero ateniese, custodisce la riserva naturale del Plemmirio, già nel World Nonsensical Guinness quale scogliera più disinibita e disponibile della storia, unica ad aver inglobato con perizia d’archi-star e scaltrezza causidica alcune delle più invadenti villette nella storia delle discese a mare. I preziosi litorali offrono al turista la possibilità di trastullarsi sotto il sole con paradossi più impegnativi di un sudoku di livello sovrumano”.
Con queste parole, pronunciate da una cozza kamikaze poco prima di essere deglutita, si conclude l’incubo che tormenterà per mesi l’assessore all’urbanistica dopo l’inaugurazione del duecentotrentatreesimo villaggio turistico a ridosso delle scogliere e delle spiagge siracusane…”

Se sei interessato, l’illuminante articolo (scritto insieme a Ivan Baio) continua su Doppiozero.