Bing – Il vademecum dei cartoni 2

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Eccoci arrivati alla seconda puntata del mio agile vademecum per chi si approccia alla genitorialità e sarà presto vittima di migliaia di ore di cartoni animati. Oggi parliamo del buon vecchio Bing. Ma attenzione, Bing non è il ricettatore del conte Oliver nelle avventure di Alan Ford e il gruppo T.N.T., lo dico per i nostalgici con i capelli bianchi che ancora giocano a fare i super giovani e la sera se ne vanno in giro a sbevazzare come se avessero vent’anni. No, signori, perché come ben sanno tutti i genitori, con i capelli bianchi o no, e in molti casi senza capelli, Bing è un cartone animato tratto dagli omonimi libri di Ted Dewan, che dal 2014 infesta le nostre televisioni. Dopo essere stato costretto dalla prole a vedere sempre le stesse puntate per circa trentasettemila volte, ho avuto un’illuminazione e il mondo e i suoi retroscena mi si sono svelati. Bing è una lancinante, allucinante e malinconica distopia in cui i genitori dei bambini sono stati sostituiti da bambole di pezza senzienti, prive di pollice opponibile e dotate di appendici palmate. Ma c’è dell’altro.

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