Dottor Manhattan che tiene famiglia

Ora che lo avete visto tutti, qualcuno mi spiega perché il dottor Manhattan prima di essere [spoiler] non fa [spoiler] la [spoiler] del tipo che tiene il cannone risucchio-tachionico oltre alle [spoiler] di tutti gli altri brutti ceffi?

Ubbidisce alle leggi inesorabili del fato o alla necessità dello sceneggiatore di arrivare alla fine? Anche alla HBO, seppure posti di fronte ai misteri dell’infinito e allo spettacolo rapinoso della sincronia cosmica, rispondono “tengo famiglia”?

p.s.
forse sono io che non ho capito bene il finale e mi sono perso qualcosa, per cui nel caso: spiegatemi tutto, o saggi amici della Rete.

Le due culture e i buoni propositi per il 2020

A fine anno non mancano le liste di buoni propositi, cose su cose da fare, libri senza virgolette nei dialoghi e senza finale da leggere costi quel che costi, film asfissianti da vedere una volta per tutte, dischi assurdi ma very cool da ascoltare per colmare le lacune. La mia lista sarà però abbastanza semplice, proporrò un bivio di lettura; e poi ognuno sceglierà cosa leggere e dove andare. E se qualcuno si offenderà, pazienza, l’oceano è vasto. Continua a leggere

Cinque libri importanti che tutti dicono di conoscere, ma che nessuno è riuscito a finire evitando sofferenze inenarrabili

post non so che

Ci sono libri belli, libri bellini e libri bellissimi, libri commoventi, libri appassionanti, libri istruttivi, libri illuminanti, libri brutti, libri bruttini e libri bruttissimi. E poi ci sono i libri “importanti”, quelli che dobbiamo leggere per non fare la figura dei fessi e dobbiamo pure farci piacere. Ma siccome farsi piacere qualcosa per forza può essere complicato, meglio dire che quel qualcosa è “importante”. Cioè, lo sappiamo benissimo che dire “è un libro importante” è come quando diciamo di qualcuno “è un tipo”, ma così è la vita. È una cosa fatta di apericene, film d’autore e libri così illeggibili che al solo pensiero ci si ghiaccia il sangue nelle vene, perché ciò che conta è preservare le apparenze e arrendersi al masochismo culturale. Ecco cinque libri importanti, veramente importanti, cinque opere-cilicio che tutti dicono di conoscere, ma che secondo me quasi nessuno è riuscito a finire evitando sofferenze inenarrabili. Continua a leggere

Il dream team

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Il dream team: Donald Trump; Vladimir Putin; Jair Bolsonaro; Boris Johnson; Marine Le Pen; Kim Jong-un; Viktor Orbán; Jarosław Kaczyński; Matteo Salvini; Nigel Farage; Rodrigo Duterte.
Allenatore: Sheev Palpatine

Spaccato popolare

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Spaccato popolare aretuseo: un signore in pinocchietti, canotta con serigrafia di Salvini e zoccoli esce da una sala scommesse, la sigaretta tra i denti, e scruta l’orizzonte; poi dice “maletetto sintako, ci stanno facento morire e ci rubbbano il lavoro”, butta la cicca sul marciapiede, straccia la “bolletta” perdente con cui ha dilapidato il suo reddito di cittadinanza, butta per terra anche la ricevuta della scommessa, sale sulla moto senza casco e assicurazione e strombazzando va incontro al ventunesimo secolo.

Fine della storia, Giovanni Verga 2.0.

A B e C mon amour

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Attenzione, lo sappiamo tutti che: a) la comicità in letteratura è vista come sinonimo di bruttura, nefandezza, nequizia, alito cattivo, calzette sporche, lato oscuro della forza e soprattutto disimpegno, sia nei sopra citati ambienti raffinati sia in quelli frequentati da tardoadolescenti barricaderi; b) se vuoi spaccare nel mondo delle belle lettere devi trovare o un irrisolvibile, atavico problema sociale o un lancinante problema personale che puzzi di vita vissuta lontano un miglio e poi scriverci su in prima persona con cuore palpitante oppure ancora mischiare le due cose; c) infine, sappiamo pure che l’unica alternativa pensabile e praticabile a quella di indossare il cilicio, in Italia, è scrivere un giallo. E così parte subito la crisi depressiva acuta e mortale. Ma poco prima di ululare alla luna, passarmi un dito d’olio motore sotto gli occhi come in Commando e legarmi al collo un sasso di cinquanta chili per poi buttarmi nel fiume Anapo con una copia di Comma 22 di Joseph Heller sotto il braccio, mi rendo conto che non ne vale la pena. L’adolescenza è finita da un pezzo. E con essa tutte le infinite, deprimenti, ridicole discussioni su cosa sia più o meno degno dell’aggettivo “letterario”.

p.s. e se volete saperne di più, leggete pure l’articolo integrale su senzaudio.